E’ una pacchia essere infelici quando piove
Metereopatia: ovvero usare il tempo metereologico come scusa banale per giustificare l’infelicità cronica, spesso causata da una non meglio precisata causa, malessere generalizzato e diffuso assolutamente incurabile a prescindere.
Non è un caso che io mi professi metereopatico soltanto quando le condizioni climatiche sono pessime.
Del resto è venerdì pomeriggio inoltrato (al solito il post sarà pubblicato in seguito) ed io mi trovo sul treno delle 18:50 in direzione Pinerolo. Siamo appena usciti da Torino ed il capotreno ci comunica:
“La maccc-china è rrrotta“.
L’affermazione suona alle mie orecchie come “Abbiamo bucato una ruota” piuttosto che “si è grippato il motore” piuttosto che “Oddio è la fine“.
Il treno si è guastato a Sangone, io poi non ho mai ben capito come si arrivi a Sangone al di là della tratta ferroviaria Torino-Pinerolo.
Il macchinista è fiducioso, esce con una chiave inglese ed un altro attrezzo, per quello che ne so potrebbe essere una spada laser: vuole fare un tentativo per farci arrivare a casa (coraggioso).
Dopo pochi minuti si avvertono cenni di vita dal vermone metallico su cui siamo seduti, rumori sinistri, strattoni, centimetri guadagnati verso casa.
Intanto è partito il carosello delle chiamate a casa:
… per avvisare del ritardo
… per farsi richiamare in modo da poter avvisare del ritardo (mancanza di credito)
… per disdire appuntamenti
… per dare libero sfogo alle proprie frustrazioni usando Trenitalia come capro espiatorio
… per lasciare testamento e salutare i propri cari in caso la situazione si complichi
Io nel dubbio che qualcuno mi chiami per sbaglio, spengo il cellulare.
Il treno procede a sussulti, tipo cambio manuale, frizione rotta e donna impedita al volante che prova a fare una doppietta. Avverto una sensazione di nausea tipo “mal di mare”.
Riparte il carosello di chiamate: “Il treno è ripartito !!!”
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