Archive for the 'Storie di Pendolari' Category

Nov 17 2008

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pendolare_digitale

Daltonismo olfattivo

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Vi ho mai parlato del mio problema con gli odori ?

Vi faccio un’altra domanda… voi quanto vi fidate dei vostri sensi ?

Mi spiego meglio: e’ cosa arcinota che la nostra percezione del mondo esterno avviene attraverso i 5 sensi (vista-udito-olfatto-tatto-gusto), che poi non sono altro che degli strumenti di misura quali un altimetro, un termometro, una bilancia o uno sfigmomanometro (oggetto curioso, che dovrebbe misurare la pressione o procurare piacere sessuale).

Immagino che sarà capitato a tutti voi di avere a che fare con strumenti di misura starati (la bilancia in genere … ma lì in genere è una nostra falsa convinzione), fatto stà che se è piuttosto semplice regolare un altimetro, qualcuno sa spiegarmi come si tara uno dei nostri sensi ?

Generalmente non c’è ne bisogno, mi direte voi, ma come fate ad esserne sicuri ? Chi vi dice che il gusto del pollo, che assaporate da anni, è anche solo paragonabile al gusto del pollo che percepisce qualcun altro ? (Questa frase mi sa che l’ho rubata da Matrix).

Nel mio piccolo credo di essere affetto da daltonismo olfattivo (ti pareva che non mi lamentassi per qualcosa). Il daltonismo classico è del resto un chiaro esempio di senso (visivo nello specifico) starato che porta a rendere difficile la distinzione di alcune combinazioni di colori. Avevo un amico daltonico e vederlo in difficoltà alla domanda: “che colore è questo ?” è stato un gioco che mi ha divertito per anni. Adesso quella persona non mi parla più…

Un daltonico, quasi sempre ha la consapevolezza di essere daltonico, è questo un po’ ci distingue dagli strumenti di misura che invece giurano e spergiurano di dire la verità… o forse avete trovato mai una bilancia che vi ha detto: ” 80 Kg… circa “?

Io sono anni che ho la sensazione di percepire una sfera olfattiva parzialmente distorta dalla maggior parte della gente. Prendete il gas: realizzo la presenza di una perdita più o meno quando la stanza ne è così satura da saltare in aria solo sbattendo le ciglia. Portatemi in profumeria e dopo 3 minuti sarò affetto da un’emicrania da mughetto e lavanda. Porgetemi un fiore e giocate con me a chiedermi “che profumo senti ?”. Ci credete che in passato ho lasciato una ragazza perché non sopportavo il profumo della sua pelle? Non pensate male, non aveva nessun problema di igiene personale e non usava essenze di crisantemo :-)
Non tollero l’odore della pioggia in città e adoro il tabacco pur non fumando, sono praticamente immune all’odore del letame di campagna e se mi vedete con sguardo stranito e indagatore, è solo perché sto cercando la fonte di un odore o di un profumo che sento solo io (del resto qualcun’altro vede la gente morta… da il “Sesto senso” ).

In parte credo che il tutto sia legato al mio raffreddore cronico: certamente starnutire con veemenza tutti i giorni, magari per una mezz’ora di fila e poi più nulla, un po’ deve aver lesionato i sensori recettivi all’interno delle mie narici. Concedetemi il paragone, non credo che un mangiafuoco possa fare il sommelier a tempo perso !!!

Se spostiamo il problema dall’olfatto al raffreddore, tuttavia, non è che arrivo a nulla di concreto o a delle spiegazioni certe; ho anche fatto i test ma non risulto allergico alle graminacee, ai peli del gatto o a particolari sostanze chimiche presenti in saponi e detergenti.

A volte dico scherzando che sono allergico alla vita… altre volte lo dico ma senza scherzare.

Un’amica mi ha detto invece che in realtà le mie sono “tutte cazzate”, e forse non ha tutti i torti.

Diciamo che per lo più ho imparato a conviverci, ma ci sono certe notti insonni in cui mi metto a pensare, a dubitare delle cose che ho intorno, a ponderare le mie scelte dettate dalla percezione della realtà attraverso i sensi dispettosi, a cercare una vite per regolare le mie sensazioni, così da farmi piacere un po’ di più la vita di tutti i giorni.

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Sep 23 2008

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I tempi verbali delle Ferrovie dello Stato.

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Presso la stazione di Piscina di Pinerolo, ed in generale sulla tratta Torino-Pinerolo, vige (presente) ormai l’anarchia totale…

La sala d’aspetto, che un tempo accolse (passato remoto) i pendolari nel suo ventre non riscaldato, permane (presente) ora in uno stato di non meglio precisata impraticabilità testimoniata da un cartello “Sala d’aspetto chiusa al pubblico”.

Ricordate il “chiusino schiuso“, piccola voraggine apertasi nella banchina di attesa, di cui testimoniai (passato remoto) la presenza ormai diversi mesi fa… beh se da poco è stato (passato prossimo) coperto con due assi di legno provvisorie, ad oggi risulta (presente) ancora in questa veste provvisoria. Serve forse un servizio musicato di Studio Aperto che testimoni un infortunio ? Probabilmente Sì, giusto tra una notizia sulle nuove veline e la scoperta del gene responsabile dei ritardi da parte di qualche università americana.

Il pittore in erba che imbrattò il sottopassaggio con scritte inneggianti la dipartita degli extracomunitari, il ritorno del duce e l’amore per la sua ragazza (non trovate che l’associazione sia quanto mai contorta), vede ancora le sue opere esposte in bella mostra; pertanto tutti i giorni, attraversando (gerundio) l’angusta spelonca, ci tocca subire gli attacchi d’arte del confuso adolescente.

Da qualche giorno poi, Trenitialia ha subito il fascino dei tempi futuri; la voce fuori campo che “informa” (o dovrebbe informare) i viaggianti ci propone una ricca selezione di costrutti del tipo: “Il treno arriverà“, “Il treno subirà“, “il treno partirà“. Italiano ineccepibile se non fosse che, non specificando l’entità del ritardo e la causa,  il pendolare tende ad inalberarsi tanto quanto un membro dell’ “Accademia della Crusca” di fronte ad un congiuntivo sbagliato alla Lapo.

Il fatto che poi, al termine di ogni tratta, Trenitialia si scusi per il ritardo accumulato, non è di alcuna consolazione per il pendolare frustrato, desideroso di arrivare (infinito… come il suo disagio) a destinazione.

A consolazione del qui presente sventurato, il fatto che nell’imminente futuro i disagi da pendolare risulteranno solo uno spiacevole ricordo del passato.

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Jul 22 2008

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Garantito… in testa al marciapiede

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garantìto    [garan’tito]
p.pass., agg., s.m.

agg
assicurato con garanzia

C’è da domandarsi cosa ci sia di poco chiaro in una così semplice definizione da parte del personale Trenitalia.

Garantito era il treno delle 18:50 da Torino Porta Nuova a Pinerolo, garantito per legge, garantito per permettere ai pendolari di tornare a casa… nonostante scioperi, invasioni di cavallette e deflagrazioni nucleari.

Alle 18:50 del 22 luglio [sciopero del personale di scorta (scorta di che ???) piemontese] alla stazione Porta Nuova  erano presenti due treni ed un centinaio di persone accampate sotto il tabellone informazioni, in attesa che qualcuno desse loro una ragione per continuare a sperare.

Il 17:50 parcheggiato al binario 6 annunciato con 80 minuti di ritardo.

Il 18:50 annunciato al Binario 5 “in testa al marciapiede”. Per la cronaca “in testa al marciapiede” significa che ci sono due treni sullo stesso binario e il mezzo in questione è quello davanti…

Ho scoperto il significato di “in testa al marciapiede” poichè il treno delle 17:50 ha chiuso le porte davanti ai miei occhi ed è partito senza che venisse dichiarato dagli altoparlanti.

Io e una ventina di atri pendolari, rimasti a terra, ci siamo guardati negli occhi a metà strada tra l’odio nei confronti di un nemico comune e la commiserazione per le nostre reciproche sventure.

Per 10 minuti abbiamo cercato una vittima marchiata FS da sacrificare per placare i nostri animi affranti, incarogniti, assatanati.

Alle 19:20, un pio capotreno mi ha spiegato il significato di “in testa al marciapiede”… poco prima che lo colpissi “in testa” con il mio MAC.

Alle 19:25 sono salito di corsa sul treno delle 18:50 (garantito) in procinto di partire “in testa al marciapiede”.

Torno a casa e mi consolo con il fatto che a breve, smettendo di viaggiare in treno, la parola “garantito” avrà di nuovo il significato che potete trovare sul dizionario.

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Jul 18 2008

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Politeismo e Treni

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Non basta comprare una casa per smettere di essere pendolare…
A breve mi trasferirò a Torino, forse dopo l’estate; molto dipenderà dalla mia capacità di arredamento, dalla disponibilità dei mobilifici, e dal mio conto in banca.
Per il momento ho un enorme foglio excel in cui aggiungo di volta in volta le cose che mi serviranno, approccio ingegneristico per disporre in modo ordinato una serie di pensieri sparsi.
Quello di luglio potrebbe essere l’utimo abbonamento mensile sulla tratta Pinerolo-Torino. In questi casi si dice “sai quello che lasci e non sai quello che trovi” e nel mio caso l’affermazione è tanto più vera dal momento che fino ad ora ho sempre vissuto insieme ai miei genitori.

Abbandonare un’abitudine così “routinaria” come la fruizione del treno ogni giorno, potrebbe far vacillare anche la mia fede religiosa. A tal proposito amo definirmi un ateo al 90%, ma è pur vero che sui convogli Trenitalia la percezione di uno stuolo di divinità ostili ai pendolari tende ad incrinare anche le più forti integrità d’animo.

La mia passione per la mitologia classica mi porta così a delineare un politeismo strutturato secondo i paradigmi dell’antica Grecia.

TrenEolo: divinità ostile e imprevedibile che presiede alla climatizzazione delle carrozze. Suoi figli: Spiffero, Torrido, Gelido. Racchiuse tutti i venti in un vaso Ikea urtato e rotto da TrenPandora mentre usciva per andare a lavorare alla Pellerina… la notte.

TrenEfesto: è il fabbro forgiatore, creatore di treni e delle lingue metalliche chiamate binari. Come il suo pari greco ebbe un’infanzia infelice a causa della sua bruttura e fu scaraventato dal TrenOlimpo sulla Terra. Precipitò per un giorno ed una notte intera ma nella caduta anzichè divenire storpio (vedi appunto Efesto) subì svariati danni celebrali. Si narra di treni forgiati in una fucina sotterranea in un tempo lontano (prima del suddetto defenestramento) in cui i convogli erano efficienti, affidabili e tecnicamente perfetti. Gli antichi fanno riferimento a tal periodo come età dell’Oro.

TrenEco: ninfa asessuata chiaccherona e abusatrice di psicofarmaci. I viaggianti odono spesso la sua voce annunciare ritardi insensati e comunincazioni di servizio dal dubbio significato.

TrenAres: dio bellicoso e pernicioso che scatena i pendolari contro capotreni e bigliettai. Innamorato di TrenAfrodite ma perennemente rifiutato.

TrenMorfeo: dio soporifero che rapisce i pendolari in un sonno profondo. I suoi adepti lo venerano russando, generando bolle al naso e ciondolando la testa in un dormiveglia temporaneo.

TrenEros e TrenAfrodite: Dovrebbero occuparsi di allietare i viaggianti con il dolce sollievo dell’amore promiscuo… ma pare che il primo sia stato accecato (olio bollente sugli occhi dalla sbadata TrenaPsiche mentre cucinava le patate fritte) e la seconda sia in vacanza a Cuba adescata da un ballerino di salsa, ora suo mantenuto.

TrenZeus: Volendo emulare il Padre degli Olimpici infilò due dita all’interno di una presa 220v. Da allora è circondato da un’aura fosforescente. Assume spesso forma umana sotto forma di barboni e mendicanti maleodoranti. Occhio quindi a bistrattare gli strani individui.

TrenEra: moglie di TrenZeus. Trascurata dal marito nelle sue scappatelle tra i comuni pendolari, si accanisce contro questi ultimi generando ogni sorta di calamità naturale ai loro danni. Generò, tramite inseminazione artificiale, TrenTifone, acerrimo nemico di TrenZeus; in una furiosa battaglia tra i due TrenTifone recise e rubò i tendini (in rame) del padre dei TrenOlimpici.

TrenArtemide: sorella di TrenApollo, divinità lunare, vergine, cavalca un acaro gigante, suo animale sacro.

TrenDioniso: si aggira elargendo consumazioni alcoliche omaggio universalmente accettate. Sbarca il lunario come PR presso la discoteca “Fuori Orario”. Mantiene il personale Trenitalia in uno stato di post-sbornia perenne: svogliati e insofferenti.

TrenErmes: il Messaggero del TrenOlimpo; pare che inizialmente si spostasse in treno ma poi abbia rinunciato per i ritardi. Dall’ora si muove a piedi, nonostante sia zoppo, garantendo comunque un miglior servizio.

TrenApollo: elettricista, medico, filantropo; è stato allontanato dal TrenoOlimpo in quanto divinità troppo capace… fuori dalla media. DJ a tempo perso e ambiguo sessualmente.

TrenAtena:  generata da una crisi di cefalea a grappolo di TrenZeus, impiegata come cubista nella suddetta discoteca. Si appassionò alla causa di un famoso pendolare dal nome Odisseo… ma abbandonò ben presto l’intento; causa abuso di ecstasi e l’adescamento del pendolare stesso da pare delle due veline TrenaCirce e TrenaCalipso.

Da parte mia spero che smettendo di prendere il treno le mie TrenMuse ispiratrici non mi abbandonino.

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Jun 24 2008

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La ragazza del treno

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Il tempo è univocamente riconosciuto come una grandezza relativa. A volte però anche lo spazio assume questa stessa caratteristica; quando basta il corridoio di un treno a separarmi da lei come sulle sponde opposte del Grand Canyon.

Ho scelto un posto a caso… no non è vero, mi sono fermato in quella carrozza perché ho visto una ragazza con la pelle dorata e i capelli corvini raccolti; lei è girata verso il finestrino mostrandomi due spalle proporzionate ed un collo sottile.

Indossa una canotta bianca, una gonna jeans e due scarpe basse rosso fuoco, lunghe, deve essere alta, molto alta. La carnagione è scura, tuttavia l’abbronzatura recente non ha lasciato arrossature: esposizione diligente o lettino solare.

La osservo riflessa nel mio finestrino, lei tranquilla inumidisce la caviglia con una salvietta, tamburella la melodia del suo ipod argento, sistema un anello brillante all’anulare destro.

La spallina del reggiseno scivola libertina lungo la spalla sinistra, lei si ricompone con naturalezza, senza malizia; il gesto svela un profilo sottile del viso e due occhi profondi.

L’odore ferroso e rugginoso dei binari inquina i miei sensi, ma se chiudo gli occhi posso immaginare un profumo intenso, quasi mascolino, a compensare una femminilità elegante irradiata generosamente.

Siamo quasi a Torino, da 10 minuti le parole sulla pagina del mio libro scorrono prive di senso, non ho ancora incrociato il suo sguardo; siamo soli nello stesso vagone, ma sono poco più che un giornale gratuito abbandonato dopo una frugale lettura dell’oroscopo.

“Stazione di Porta Susa” annuncia la voce metallica registrata, lei scioglie la coda e una chioma folta abbraccia le spalle nude; basta un gesto per far assumere a mille boccoli neri la posizione studiata per mostrare il risvolto migliore.

Lei si alza e risponde al cellulare, al ragazzo, ad un amico, come unico privilegio ottengo un sorriso infantile, dedicato ad un ignoto, pregustando o ricordando istanti felici.

La seguo con lo sguardo mentre esce dal treno, scompare nel sottopassaggio. Non si è mai girata, non sono mai neppure esistito nel suo mondo.

Rimango solo, io, un giornale abbandonato sul sedile di fronte e il ricordo di una ragazza che non rivedrò mai più.

                                                                                                                                                                        [Esperimenti letterari]

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